Un anno intenso

Viaggio di scoperta…

Un viaggio di scoperta o di riscoperta: ritrovare il senso delle cose che ho fatto, delle paure che ho avuto… e ci sono diversi modi per farlo. A volte è un cammino dentro. “Perché sono partita?”

Non guardarti indietro:
ci sei già stato.

C’è stato, come a volte accade, un cambiamento profondo. Il mio cammino è iniziato lì, ma fino a quel momento sinceramente non ci avevo capito molto. Si procede in varie direzioni: nello spazio, nel tempo o dentro di sè, alla ricerca di qualcosa che non sappiamo bene cosa sia, e la nostra coscienza non ci fa sconti. Siamo interrotti da momenti in cui pensiamo di non potercela fare. Così come ogni persona che intraprende un cammino diventiamo stranieri, soprattutto a noi stessi. Del passato dobbiamo portare poco, e quel poco è l’essenza, perché nello zaino devono entrarci cose nuove.

Ma lungo la strada – molte volte – gli spiriti-guida ci chiederanno: «Avete agito in conformità del talento che vi abita?»

Talento. Si fa un gran parlare di miglioramento, ognuno di noi parte dal grezzo modello espressivo e certo migliorarsi è un’ottima cosa. Ne ho fatti tanti di corsi belli e interessanti, ne ricordo uno di recitazione cinematografica dove, alla fine della mia performance, il direttore mi ha fissato intensamente e ha detto: «Fai paura».

Compiacermi o preoccuparmi? Devo ancora capire il senso della sua affermazione.

Fatto sta che in ogni nuova esperienza si scopre qualcosa di noi stessi, e dunque facendo tesoro delle varie esperienze formative ho colto alcuni punti chiave da tenere presente:

“Io sono fatto così”

“Io sono fatto così” non aiuta a migliorare. Mi hanno fatto notare che tra il primo Bolt e l’ultimo c’è un abisso, come tra uno gnu in fuga e un ghepardo in azione. Sì, i geni sono indiscutibili, però se non si lavora sulla materia…

Anche pensare "voglio, quindi posso" può riservare delusioni. Se hai il baricentro basso, qualche difficoltà oggettiva per diventare Etoile alla Scala, c'è. Ma magari, cambiando registro, un astro del Cirq du Soleil sì, si può fare... 

“Non ce la farò mai” Questo è il modo perfetto per non farcela proprio. Le volte in cui ho convertito questa frase tossica in un semplice e flinstoniano “Ci provo lo stesso” sono quelle in cui è andata. Bene. Capita poi di chiederci stupefatti «Ma come ho fatto?» C’è una frase di Shakespeare che lo chiarisce: Sappiamo ciò che siamo, ma non ciò che potremmo essere.

Mai provato ad autoregistrarvi? Professionalmente parlando. È una cosa divertente, all’inizio ti censuri da solo: dita a croce e ‘vade retro satana’, poi cominci a studiare tutte le cose che stonano, alcune le trovi simpatiche – un sorriso che non ti eri mai scoperto prima, un movimento buffo – altre ti fanno proprio ridere, sei impacchettato come non mai, falso come una moneta da tre euro, rigido come uno stoccafisso e l’accento è tutto un programma (sull’accento però bisogna starci attenti: certe modulazioni correttive forzate fanno proprio ridere, tipo “il venditore di polli va in città”)… Meglio una sana inflessione locale, portata con modesta fierezza… e lasciamo il palcoscenico a Gassmann.

Conclusione…

Conclusione? Le tecniche di miglioramento e la formazione servono soprattutto a prendere coscienza di sè, accettare i limiti, anzi proprio a tirarli fuori. A forza di metterli in evidenza capita che si ridimensioneranno e a quel punto – vedrai – riuscirai anche a passarci sopra. Et voilà, non era difficilissimo. Ecco, ora siamo pronti per abbracciare il mondo.

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