Strudel “comico” di pane rusticone

Penso che “rusticone” sia l’aggettivo più adatto a descrivere questo strudel. Non contiene uova, zucchero semolato o grassi (salvo un velo di burro da spalmare in superficie). Sono solita a sperimentare stranezze, soprattutto se hanno un certo che di “preistorico”. Come dire, mi piacciono le complicazioni, non sono una vera gentildonna da salotto, ho la mia buona dose di ruvidità da pioniere. Bene, detto questo, non è un tipo di strudel che migliora col tempo, va mangiato subito, meglio se caldo. Ovviamente è fatto di pane, quindi il giorno dopo il pane è raffermo, per questo motivo lo conservo a fette in un freezer (poco preistorico) per godermelo dopo un breve passaggio in forno. Per chi volesse cimentarsi nell’impresa: gli ingredienti e le dosi sono quelli annotati sulla lavagnetta.

Questa furbata è nata principalmente per sfida: avevo voglia di un dolce ed ero sprovvista di tutto. Vedermi alle prese con l’arte della panificazione è molto divertente, seguo delle teorie tutte mie che raramente collimano con i tempi della fisica: ho fretta di finire, per cui la lievitazione è spesso un’incognita (o credo di fare qualche scoperta straordinaria di effetti chimici sbalorditivi…) Comunque: la pasta è quella che vedete qui a sinistra, l’ho ottenuta mescolando rudemente (sic!) il lievito con metà della farina e acqua tiepida. (La farina era una farina biologica Molinetto, con una percentuale minima di mais e grano duro già incorporata). Aspetto il minimo necessario finché vedo lievitare l’impasto sotto il telo appena umido e poi incorporo la restante farina lavorandolo ancora.

Mentre faccio questo, penso a come potrebbero commentare l’esecuzione le mie amiche Tiziana, Gioia e Anna, cuoche sopraffine, ma faccio finta di niente, fischietto e seguito a sbattere l’impasto…

Ora viene la parte più esaltante: usare il mattarello. Mi viene in mente la volta in cui zia Iole (altra cuoca raffinatissima, ma ahimè affetta da demenza senile) aveva scambiato un panetto di mozzarella da pizza per un panetto di pastafrolla e dopo averlo tirato inutilmente col mattarello l’aveva cosparso di marmellata e infornato, crucciandosi però che la pastafrolla producesse tutte quelle bolle, perché senz’altro non era di buona qualità!

Comunque io proseguo spalmando il fondo dell’impasto di malto d’orzo (ha il sapore del caramello) e poi ci spargo sopra le mele precedentemente tagliate a cubetti e mescolate con fruttosio, zenzero, cannella e le mandorle sminuzzate al mixer. Arrotolo tutto, spennello con un po’ di burro e inforno.

Il risultato? Un pane alla frutta rustico dal sapore antico, buono per la merenda del pomeriggio, zero grassi e indice glicemico sicuramente basso.

Commenti

commenti

Lascia un commento