BELLA L’ARTE DI RIDURRE AL MINIMO. (Ma si può?)

È il metodo più in voga per sopravvivere alle delusioni, ai contratti a termine, ai traslochi, alle fisime, agli stati d’ansia e dà anche un senso etico alla sindrome del portafoglio vuoto. Decluttering e sharing, che tradotto in soldoni sarebbero tecniche note fin dai tempi di mia bisnonna: pulizia e scambio. Cioè sgombra, riordina e passa a qualcun altro.
E infatti quando vado (temporaneamente) in crisi, lo adotto. Tolgo oggetti dalle stanze – quello che mi ricorda sogni mai realizzati o finiti male. Butto via o regalo. Riordino dentro e fuori. Con calma. Senza foga. Per un po’ lascio spazio all’aria, faccio vuoto di pensieri e di cose. Mi godo lo spazio riempito solo da me. Poi inevitabilmente qualcos’altro va a riempire il nulla che si era creato, e non sempre per negligenza o rimpianto.

Una cosa per esempio difficile…

Una cosa difficile, all’apparenza superflua e frivola, è disfarsi dei vestiti usati una sola volta. Alzi la mano chi non si ritrova in guardaroba una giacca, un vestito, un paio di scarpe indossati al matrimonio di qualcuno e mai più messi. Si comprano pensando di poterli usare altre volte per ammortizzarne il costo (pochi sborsano la cifra a cuor leggero), invece stanno appesi là per anni, soprattutto se non si frequentano ambienti che richiedono una certa formalità.

Infatti anch’io mi ritrovo due mummie “griffate” nell’armadio. Sono lì dal 2009 e penso che quando l’occasione verrà si disintegreranno polverizzandosi.
«Non vorrai mica buttarli?» Mi ha intimato un’amica, con gli occhi sovradimensionati.
«Potresti avere altre occasioni!» Ha consigliato mia mamma.
«Se li vendi adesso non prendi una pippa» Ha tagliato corto una collega molto pratica.

 

L’ideale sarebbe il vestito-da-cocktail in affitto, come in certi film americani dove gli uomini affittano il tight.
O anche il software in affitto. Giornaliero! Che bello, paghi solo quando lo usi, ma senza ricarichi fotonici pero’! Un po’ come affittare l’auto.
Lo sharing condominiale delle auto e delle lavatrici c’è già, ma non mi piace molto (in Svizzera esiste dagli anni ‘80) ma prima devi accordare un plan settimanale con i vicini (e metti caso che ti serva proprio adesso?) Sarebbe meglio un’organizzazione più flessibile e dislocata un po’ ovunque, tipo un magazzino/franchising che renda disponibile molte cose “a tempo” in ogni città.

Esempio: vuoi invitare venti persone a cena ma hai solo quattro sedie, quattro piatti e quattro posate perché la casa è piccola e non hai spazio per servizi da ventiquattro e nemmeno una cantina/soffitta dove riporre le sedie. Li affitti per un giorno, compresa la tovaglia in fiandra (che te ne fai di una tovaglia da 24?) Tutte cose che occupano spazio e che useresti sì e no una volta l’anno. Ci sono poche cose davvero importanti.

Si può partire da una stanza precisa:

Per esempio ad ogni cambio di professione io elimino dallo studio tutto quello che mi procura ricordi che sembrano áncore. Fotocopie, appunti, rubriche, contratti e contatti, via. Approfitto dei cambi di stagione per ridurre al minimo i vestiti e tengo al massimo quattro lenzuola finché si consumano, via. Dalla cucina via tazze, bicchieri e piatti sbeccati, e quell’attrezzo carino ma inutile che ti hanno regalato a Natale: si regala a chi lo usa. Dalla libreria non butto proprio niente, al massimo riorganizzo la disposizione.
Quello che è veramente importante è scegliere cosa vale davvero per me, in modo da ritrovare un equilibrio.
Non è per niente facile, bisogna avvicinarsi per gradi, ma si riesce. Ero una accumulatrice compulsiva di “ricordi” eppure qualche anno fa mi sono resa conto del peso che mi stavo portando dietro, un peso che nel tempo diventa psicologico.

Sono diventata come un albero: cambio le foglie e mi preparo a qualcos’altro. Che c’è di meglio?

Ora che ho lanciato l’idea, aspetto che qualche start-up apra un magazzino che “affitta cose”.
←Intanto ho visto che due ragazze hanno organizzato questo per i vestiti: Drexcode


Articolo: L. Battistella – Immagine stilizzata: Arturo Elena – Immagine link: Drexcode

Altre immagini: senza fonte.

Commenti

commenti

Lascia un commento