Letture di Dicembre, narrativa straniera

letture-dicDi regola, scelgo cosa leggere in base a tre criteri: argomento, sostanza, forma espositiva. Per primo scarto il packaging (perché si spera che conosca le sue seduzioni) e poi il livello di emozionalità. Più sento il commento “mi ha fatto piangere”, “commuovere” “emozionare” e più velocemente mi defilo. Con tutto il rispetto per la categoria della lacrima facile, mi scorre nelle vene una buona percentuale di sangue d’orso carnico, quindi “mi ha fatto sentire” è la definizione che amplifica i miei decibel.
Le mie letture di dicembre non sono una visita guidata al Magic Kingdom Park di Orlando. Comunque sia – almeno il primo – anche nella piena minaccia riesce a esprimere una certa comicità. Per ricordarci che in mezzo a qualsiasi dramma c’è dell’altro.

“Eccomi” – di Safran Foer – Guanda Editore

Il punto centrale è immaginario ma possibile: un terremoto in Medio Oriente. “Quando la distruzione di I7262648sraele ebbe inizio, Isaac Bloch stava meditando se suicidarsi o trasferirsi alla Casa ebraica”.
Inizia così, e sembra già la premessa di un dramma forte ma lontano, come tanti altri. Invece ci dovrebbe riguardare da vicino. La fragilità delle certezze, di un domani sicuro, di una terra che sia proprio nostra. E all’opposto, il paradosso di essere comunque presenti in tutte le situazioni che accadono ad ogni latitudine, ma con l’incapacità di sentirsi (o di poter essere) all’altezza delle aspettative di risoluzione.

Una lettura imponente, direi. Per quantitativo di pagine anzitutto, del resto è stata una scelta fatta con intenzione, anche se da un bel po’ preferisco la sponda dei lettori essenziali per una questione di sfida e di esercizio: la sintesi è affar di pochi.
L’argomento di cui tratta “Eccomi” è attuale: parla di crisi. Crisi di una famiglia borghese che vive a Washington, crisi di relazioni, crisi della società. Le convenzioni. L’amore che scivola via mentre si è impegnati a fare altro. La rassegnazione, la vergogna. Parole scorrettissime di giovani e anziani. E perfino la crisi di un cane incontinente. E un sms, che scatena tutto. «Non esiste una sola storia con un cellulare che finisca bene».

Il romanzo è costruito con dialoghi frequenti e trovate che passano dal comico al grottesco con umorismo tipicamente yiddish, ma non è una lettura scorrevole e spesso sono stata tentata di prendere una pausa. Ha ottenuto le lodi della critica ma non è un romanzo da svago, è a tratti eccessivamente crudo, forse inutilmente scabroso. Propone analisi da ogni angolazione e mette perfettamente in rilievo la nevrosi del vivere della borghesia bianca di origine ebraica, che più di altri si trova a convivere con un confronto identitario irrisolto. E forse insolubile.
In alcuni capitoli la stesura di “Eccomi” mi è sembrata eccellente, ma in altri ho trovato tempi troppo lenti, anzi troppo di tutto. Rispetto al suo precedente “Molto forte, incredibilmente vicino” ho intravisto in Safran un delirio di onnipotenza.
Non saprei se consigliarlo o no. Forse come base di analisi per aspiranti scrittori.

LA VEGETARIANA – Han Kang (ADELPHI EDIZIONI)

Hanno assegnato a questo libro il Man Booker International Prize 2016. In realtà il romanzo è uscito una decina di anni fa, la sua autrice è la sudcoreana Han Kang. È nata nel 1970, ma come la maggior parte delle donne asiatiche ha un aspetto da ragazzina.

7321823Il titolo porta a inevitabili associazioni con il disturbo alimentare, ma racconta ben altro. Quasi ovunque, disattendere le regole che la società impone è considerato inaccettabile, crea un intoppo, un guasto tecnico, un caso da rieducare. Particolarmente nella società sud-coreana essere vegetariani è mal tollerato e va mascherato, ma di suggestioni e atmosfere esotiche qui non c’è traccia.

Come da noi, fintanto che l’individuo non rientra nei ranghi viene etichettato come eccentrico, mistico, stravagante, outsider… Insomma: non è giudicato normale decidere di svuotare un intero congelatore in pattumiera e smettere di mangiare carne, dall’oggi al domani, perché si è fatto un sogno. Non per motivazioni sociali o politiche maturate nel tempo. Non per convinzioni salutistiche o etiche. Forse – addirittura – perché ci si crede trasformati in un vegetale. Tanto da non introdurre nel corpo altro che non sia luce o acqua.

Uscire dal processo di addomesticamento umano è come il gioco del domino: rende pubblico un problema personale e lo trasforma in un problema comune. Questa “non controllabilità delle azioni” depista e intimorisce, come tutto ciò che si allontana arbitrariamente dalle regole convenzionali.

La cosa interessante del libro è che la protagonista non parla in prima o terza persona, ma viene descritta da chi la conosce tramite le loro “visioni personali” dei fatti, come accade ogni giorno per tutti noi. Marito (calcolatore e irascibile), familiari, colleghi, amici. Il phatos cresce dal nulla e progredisce potente tra ingorghi pieni di angoscia, visioni oniriche e banalità dell’esistenza ordinaria.

Presto ci accorgiamo che la storia ci assorbe… e cosa accade? Riconosciamo che alcune fissazioni della protagonista e certi tratti del suo orrore non ci sono sconosciuti, non ci lasciano insensibili. La paura della paura.
Spesso mi chiedo quanto ci sia di anormale nei “disagiati” e quanto di normale nei presunti “sani”. Chi ha avuto a che fare col disagio sa che c’è un lato di profondità sorprendente in questo spazio oscuro e un limite non ben identificato che ci accomuna tutti. Questo margine ristretto, se non lo accetti, se ti chiami fuori, se ti credi intatto, allora sì: fa paura.

“La Vegetariana” è una lettura carica di significati nascosti e spazi da riempire, ma molto avvincente. Trovo la scrittura di Han Kang originale, intensa e francamente empatica.

Testi: Laura Battistella – Ph Credits: Alamy Stock Photo iStockPhoto

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