MALE E BELLEZZA

bellaUna mia amica figa & vitaminica (di quelle con stacco-coscia wow! e sedere brasileiro) che fino ai trent’anni si divideva tra campi di pallavolo e piste da sci, convegni professionali e famiglia, a un certo punto della sua vita ha cominciato a sfiorire.

C’erano stati dei lutti affettivi che avevano compromesso la sua vitalità, anche se tutto il resto – carriera, marito e figli – procedevano ottimamente secondo norma. Sembrava che avesse retto bene il colpo, come la società conviene e richiede: perché c’erano appunto il lavoro, un marito e dei figli da seguire, insomma la vita che continua.

Questo era quello che traspariva ufficialmente, tanto che nessuno si era chiesto se al di là di quello che si poteva vedere superficialmente, ci fosse qualcosa di nascosto e taciuto, magari un tarlo che iniziava a scavarle dentro gallerie lunghe e poi lunghissime. Io però avevo notato da tempo l’assenza delle sue gonne leggere, sostituite nei momenti extra-lavoro da una tuta un po’ troppo sformata, i bellissimi capelli lunghi che diventavano sempre più alla maschietta “per comodità”, e il make-up che era sparito del tutto. Questa cancellazione era proceduta per mesi e mesi, per un anno o tarlodue, finché ci eravamo del tutto abituati alla nuova versione di lei. Lei però no. Quella era una vera dichiarazione di allarme, stava mandando dei segnali precisi che qualcosa non stava andando per il verso giusto.

Una mattina – mi disse – percepì, mentre faceva la doccia, qualcosa di diverso nel petto. Il tarlo che scavava gallerie aveva prodotto i suoi scarti orrendi che, stanchi di starsene nascosti dentro, ora si facevano vedere. Anche questa volta si era comportata come la società conviene e richiede: coraggiosamente, provvedendo che la famiglia fosse ben guardata e assistita anche durante le sue assenze per le lunghe cure, e poi per le operazioni, prima una e poi l’altra, prima marginali e poi sempre più dilaganti, sconfortanti, ma che affrontava stoicamente armata di quella pesante corazza da indossare e portare come una croce fino al Gòlgota.

Scavata, emaciata, pallida e senza più luce negli occhi si era rifiutata perfino di mangiare, ma le meravigliose infermiere di quel reparto così difficile la portavano ugualmente giù, a braccio,  fino al “Ristorante” – così chiamavano la mensa – perché era gourmeteffettivamente un bel ristorante con la vista sui prati, dove venivano serviti spaghetti allo scoglio o platessa alla mugnaia, e seduti ai tavoli ben apparecchiati c’erano molte persone che in quel momento di pura bellezza non si sentivano più pazienti.

Un giorno arrivò una ragazza sorridente, radunò un gruppetto – la mia amica e altre donne giovani e meno giovani ricoverate con lei – le fece accomodare in una saletta, estrasse da una borsa alcuni contenitori e sciorinò tante matite colorate e scatolette variopinte. Proclamò la giornata della bellezza e, alternandosi tra di loro, massaggiò i loro volti e le loro spalle con essenze profumate, spennellò di salute rosata le gote pallide, ravvivò di ciocche vaporose le teste rasate. In quel clima disteso e finalmente sereno parlò ancora di estetica, tecniche ricostruttive, tatuaggi e trucco semipermanente, risorse che avevano a disposizione e alle quali potevano accedere come per una cura terapeutica. Sfoderò tutta una serie di foto incredibilmente belle e vitali. Portò la speranza in un luogo dove non cresceva nessun fiore.

matitDopo due anni la mia amica è ora più bella che mai. Ancora più bella di ciò che era stata prima. Non perde l’occasione per provare nuove emozioni, consapevole di quanto una ventata di bellezza e fiducia nel domani possa aiutare ancora di più che una iniezione di farmaci. Le credo. Perché ho visto nei suoi occhi brillare una luce forte e magnifica dopo la battaglia che tutti temevamo perduta. Questa sezione delle CATEGORIE è dedicata a lei, qui parleremo di BELLEZZA e di come la bellezza concepita in tutte le sue sfumature possa regalare poteri straordinari.

 

 

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