Ho incontrato un vecchio indiano

Perché diamo così tanta importanza alle relazioni e attribuiamo al tempo di risposta del nostro interlocutore una graduatoria di stima nei nostri confronti?

Pensiamo a noi stessi come a dei prodotti da vendere, se ti comprano vuol dire che piaci e vai avanti, se non ti comprano sei fuori. La nostra corrispondenza ai valori moderni sono l’efficienza e la produttività, la capacità di creare profitto. Generatori simbolici che promuovono l’utile, l’efficace, non il buono, il bello, il giusto, il vero. Anche l’arte diventa “Arte” solo se entra nel mercato.
Se ti svendi per sopravvivere allora anche l’identità declina, si appiattisce su valori che non rispecchiano le nostre aspirazioni profonde.
Ma solo il denaro rispecchia il valore?

Di queste relazioni parlavo con un anziano indiano che stava seduto a guardare la profondità del mare. Possedeva stanchi occhi millenari e un codice espressivo alieno: la trasparenza.
Prima che andassi via, mi ha chiesto se volevo acquistare il suo bracciale, e per il prezzo che facessi io, come credevo giusto. Quella parola mi ha accarezzato dentro. Chissà se veramente gli avrò dato il giusto? Rispetto a quello che mi aveva regalato il suo passaggio, il “giusto” non aveva assolutamente prezzo.

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