TIRAMISU’ PER TUTTI

stratitortaPoco tempo fa ho terminato una serie di corsi di formazione full-immersion durati nove mesi: un parto! L’intento era (ed è ancora) quello di aprire una caffetteria magica. Magica per me, perché sono intollerante al caffé, ma anche per molte altre persone.

Durante quei nove mesi ho fatto una scoperta. Pensavo di essere l’unica al mondo a dover rinunciare alle cose che mi piacciono di più, invece no. E non è una questione di età: ho conosciuto giovanissimi e meno giovani con gli stessi problemi. «Non si trova un cappuccino di soia neanche a pagarlo oro!», mi diceva una docente del corso di Turismo disposta a pagarlo bene. «Mmmm… vorrei della pasticceria fresca senza grassi saturi e zuccheri raffinati» era il desiderio segreto di un ventenne salutista. «Sono allergica al lattosio, assaggia tu!» mi chiedeva una ragazza al corso di Tecniche / Bar.

In effetti, nonostante il continuo fiorire di “stuzzicherie km-zero” e localini per celiaci non ho ancora trovato qualcuno che offra prodotti freschi che tengano conto di colesterolo, trigliceridi, intolleranze e altre seccature umane. É una questione di costi? Io credo che esista una considerevole fauna cittadina sensibile al problema e disposta a pagare uno o due euro in più per godersi l’alimento preferito senza temere le conseguenze.

Le carenze dei bar nei confronti degli intolleranti sono molte. Entrare in una caffetteria con tanto di brand nazionale e non trovare un mokaccino, una granita, un frappè, un semifreddo o un tiramisù Deka …mi deprime tantissimo!

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