Velocità o lentezza?

autunnoCOS’È MILANO?
Per me è una famiglia di Muggiano e un sentimento estatico. Un legame nato per caso, più saldo di una buona amicizia e più forte di un legame parentale. È il ricordo di certe estati da ragazzina, umide come paludi, le corse in bicicletta a cercare i fontanili tra le corti della Viscona, o una frescura nobile nel silenzio di pietra di Cusago. È la cappa ovattata che si alza con un sole sbiadito sopra la tangenziale, e rimane sospesa fino a sera sul prato che separa Muggiano dal Quartiere degli Olmi. È quel raro nitore abbagliante che talvolta sorprende e rivela una corona di montagne che da sempre stavano lì dietro, (ma come? e prima dov’erano?) Rumori forti di città, clangori sferraglianti, il vento artificiale dei mezzi che sfrecciano. Accenti allargati e subito stretti, i michett dal prestinèe, l’articolo “il” davanti ai nomi maschili, anche il Luca l’è burlà giò. E in mezzo a tutto questo movimento c’è lei, la città ipercinetica perché «l’unica cosa di cui si parla a Milano è partire». Questo libro me l’ha ricordata proprio così. Ogni racconto una visione, ogni visione un carattere, ogni carattere un’identità.

Un tempo non amavo per niente i racconti, li snobbavo decisamente, come se fossero riservati a chi aveva poca voglia di impegnarsi. Amavo le dimensioni titaniche. Ora delle brevi narrazioni non posso più farne a meno. La sintesi di una vita condensata in poche pagine è un’impresa non comune. Senza orpelli il personaggio si muove leggero, con tutto quello che avrebbe da dire, che ha già detto e che dirà. Lo stupore nasce dall’essenza: niente sfondi gotici, oggetti miniati o formule magiche, il racconto finisce, l’interprete resta lì accanto e tu scopri solo in quel momento che l’hai sempre conosciuto.
Milano” è una raccolta di storie eccentriche e normali che sfioriamo ogni giorno e a volte leggiamo nella cronaca. Sei racconti in tutto. Gli autori sono: Balzano, Cataluccio, De Benedetti, Di Stefano, Fontana, Janeczek. Edito da Sellerio Edizioni, 191 pagine.

MA SIAMO DAVVERO PROGRAMMATI PER LA VELOCITA?
Festina lente. “Affrettati lentamente“, questo motto abbina due concetti divergenti, velocità e lentezza.
Il cervello è una macchina lenta, i meccanismi rapidi sono in gran parte inconsci, ancestrali, mentre quelli più lenti sono legati al ragionamento. “Andare veloci non significa conoscere di più di quello che la strada offre e nessuno vuole arrivare prima alla fine della propria strada”. Però andare controcorrente, in un mondo di cybernauti, può essere faticoso. Così come seguire la corrente, o il gregge, può risultare quasi offensivo per noi stessi e generare frustrazione, depressione.
Questo libro, scorrevole e profondo insieme, fa riflettere su ciò che guida le azioni geneticamente più rapide e quelle selezionate dai processi dell’evoluzione. Non è un libro complicato, ma stimola pensieri molto interessanti e profondi. Per esempio: crediamo di essere animali eccezionali rispetto alle altre specie, o lo siamo realmente? Se togliamo i valori di sopravvivenza relativi, nei quali la velocità di reazione dona un valore più alto alla garanzia di vita, tutto il resto, riflessione logica e matematica, scienza, arte – ciò che fa la differenza nel regno animale, insomma – non è frutto di una costruzione lenta del pensiero? Questo libro è una successione di capitoli fluidi e interessanti sulla percezione del tempo, la società dei consumi, il linguaggio e il ragionamento.
Elogio della lentezza è un’opera di Lamberto Maffei, (professore emerito di Neurobiologia alla Scuola Normale Superiore di Pisa e già direttore dell’Istituto di Neuroscienze del CNR). Società Editrice Il Mulino, 140 pagine.

Testi: Laura Battistella – Ph. Credits: Lovely ♥ Image with trees → inspirationlane.tumblr.com

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