L’organizzazione decentralizzata dei vegetali

Mia nonna è nata in un bosco selvatico dell’alta Carnia: il Samajȗr. Sapeva muoversi con passo leggero tra le vipere, i lupi e gli orsi, dei quali aveva il massimo rispetto.

Ma ancora di più ne aveva per le patate e i fagioli, il melo e il susino… Non soffriva come noi soffriamo di “cecità alle piante”. Non era vegana né vegetariana, raramente mangiava una cotica o un pollo, al massimo un uovo e un po’ di frico ma quando accadeva era una festa.
Cos’hanno in comune mia nonna, il lupo e la cicoria? Sono parte dell’ecosistema planetario e ne sono consapevoli.
La storia inizia su due sentieri diversi: le piante e gli animali. Noi siamo un modello centralizzato e gerarchico, come un PC: un cervello e alcune periferiche fragili – organi singoli o doppi – ci evolviamo a piramide sotto il governo di pochi e la prerogativa di tutti è il movimento: predare o sfuggire.
Le piante invece – che sono statiche – hanno una organizzazione differente per nutrirsi, difendersi dai predatori e riprodursi: sono costrette a risolvere i problemi (mentre gli animali possibilmente li evitano) senza utilizzare alcuna gerarchia. Come fanno? Possono sopravvivere meglio perché hanno una organizzazione decentralizzata e uno schema molto più complesso del nostro. Non ci facciamo molto caso quando strappiamo uno stelo o un ramo, semplicemente perché le piante non gridano e non piangono (crediamo noi) ma soprattutto: perché loro non ci mangiano.

Di questo discutevamo, io e un collega animalista e vegetariano, a proposito dell’abbattimento dell’orso.

Anche Pino Silvestre, Betulla e Cicoria hanno un bel carattere, provano paura e comunicano tra loro come fanno Uomo, Cane, Gatto, Orso e Lupo, con la differenza che le piante, senza di noi, possono sopravvivere e mutare le forme dei legami chimici esterni formando altri habitat. Hanno un’organizzazione e comportamenti così diversi dai nostri che ci è difficile percepirle come “vive”. Quella roba verde così rassicurante che ricopre praticamente tutto è un organismo vivente complesso che comunica, si difende e apprende dagli errori. Solo il nostro antropocentrismo ci porta a classificarle come inferiori rispetto agli animali, in realtà noi occupiamo il piccolo recinto dell’Eden terrestre che loro ci permettono ancora di abitare.
Il mondo naturale non ha il fine di intrattenerci e non è quello di Ciappi e dei croccantini in Tv – nella natura reale il cane non esiste per le nostre finalità (e nemmeno la mucca o la gallina, esattamente come l’orso o il lupo) ma ci sono cose che mangiano altre cose e che vengono mangiate. Brutto eh? Solo perché non siamo ancora consapevoli di essere gli ultimi ingenui arrivati (pure intelligenti) con molto da imparare più che da insegnare, in questo modo non accettiamo la naturale paura dell’orso da parte di chi abita in montagna – come mia nonna – e magari coltiva le mele, le patate e lo yogurt biologico che si trovano da Gaia o da NaturaSì (che non nascono di notte negli scaffali per partenogenesi). Insomma, fingere di non far parte del mondo naturale non ci rende immuni dal pericolo. Comunque, domani mattina diamo a una pianta lo stesso sguardo che diamo a un animale: è solo lei che ci lascia ancora respirare.

PS: a scanso di equivoci, io amo gli animali. Infatti non ne tengo al guinzaglio o chiusi in un recinto. La catena alimentare è un fatto, si tratta di averne rispetto, un bel giorno anch’io sarò pastura per vermi: mi sembra giusto contraccambiare per ciò che ho ricevuto. Preferirei vedere le galline e le mucche libere nei prati, ma mi dicono che c’è ancora qualche problema con il sistema economico attuale. Allora confido si possa mangiare tutti molto meno – e in questo non avrei problemi – ma un ritorno all’agricoltura intelligente da parte di giovani illuminati mi sembra già una buona strada – orsi, nutrie, locuste, afidi e lupi permettendo.

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