Luglio, col bene che ti voglio…

Sabato pomeriggio ore sei.

Ci sono vari modi interessanti per impiegare il tempo libero, soprattutto quando è limitato a poche ore del sabato. Ascoltare musica, leggere un libro, frequentare corsi di ogni tipo, andare in palestra, vedere una mostra, farsi una camminata o anche contemplare il paesaggio. Ma tra questi, il lettino di una spiaggia è il posto ideale per una ricerca sociologicaSe non lo sapevate già, la battigia è perfetta per la sperimentazione scientifica 🙂  🙂  🙂

 

Al momento sono presa da una bimbetta sui cinque-sei anni che ha appena scoperto l’orbita circolare ed è molto entusiasta del fatto. Sta riempiendo il secchiello di sabbia bagnata e poi, come un atleta che sta per lanciare il martello, comincia a farlo ruotare intorno al proprio asse,  ridendo perché (inconsciamente) si è accorta delle forze contrapposte che lo mantengono sull’orbita circolare. Sua madre, sperando che non le scappi sulla testa del vicino, le grida di smetterla di tirare schizzi e sabbia intorno, ma lei non smette per niente: ha appena scoperto l’accelerazione centripeta e la reazione veicolare che la tiene salda al centro.

Nel frattempo sento una distinta Frau tedesca contrattare il prezzo di un giocattolo con un venditore di pinguini gonfiabili made in China. Il venditore avrà circa quattordici anni e parla a stento. Da quante settimane sarà sbarcato in Italia? In teoria dovrebbe stare anche lui sulla battigia di Monastir o di Siri Ferruch, a fare sperimentazioni scientifiche col suo pallone.
Non riesco a concludere il pensiero, perché una donna dall’aspetto magrebino, seduta nel lettino accanto al mio, mi chiede in inglese se ho una penna e un pezzo di carta.

Da circa un quarto d’ora stava fissando l’orizzonte con aria trasognata e non appena le passo carta e penna prende a vergare strofe quasi in trance, finché – dopo un po’ – decide di declamare i suoi versi in inglese a tutta la spiaggia. Riesco a tradurre al volo questo suo  componimento struggente che parla di assenza di muri e di confini, di orizzonti aperti, di libertà e di amore. Sembra particolarmente commossa da quello che ha scritto, allora mi viene spontaneo chiederle “Are you a poet or a writer?” e lei viene subito a sedersi accanto a me.

Mi racconta che abita a Los Angeles, che suo nonno era di Udine e la nonna invece era Etiope. Mi immagino che c’entri qualcosa con la campagna d’Etiopia, lei intanto mi spiega che è qui in vacanza per otto giorni: farà conoscere ai suoi tre figli (dall’aspetto palestrato, che mi presenta uno a uno) i parenti di Udine, ma soprattutto gli farà vedere com’è l’Europa, perché – dice – stanno crescendo troppo yankees e finché vivranno all’interno dei confini USA non avranno nessuna notizia reale del resto del mondo. Trascrive per me il suo website e un numero di telefono invitandomi a farle visita a Los Angeles, presto e senza indugio, che la vita è breve e non c’è da stare troppo fermi. Poi mi saluta e ritorna a fissare intensamente l’orizzonte con uno sguardo tormentato di passione che si potrebbe scambiare per nostalgia, ma non è – essendo la nostalgia una specie di rimpianto. È piuttosto un modo di addentarsi nell’inconoscibile sperando di non finire inceneriti. Chi non ha mai avuto qualche fissazione innocua, quelle che se prendono il largo possono diventare micidiali? Viene per tutti il momento in cui ci si inoltra in quei gorghi dell’animo, ma non c’è da temere.

Anzi, non viene per tutti. Vedo infatti  approssimarsi all’orizzonte una squadra di cercatori del Klondike con le idee ben chiare e niente di metafisico.
Sono in cinque, battono palmo a palmo le corsie degli ombrelloni ormai quasi vuote.
Sono preceduti da suoni intermittenti – beep, beep, beep – e procedono armati di metal detector e pala da minatore. I cercatori d’oro scandagliano palmo a palmo il litorale, a caccia di monete e gioielli. A vederli tutti insieme sembrano dei pittoreschi ghostbuster. Frutto della crisi economica o della dipendenza mediatica?

Direi che l’indagine sociologica può concludersi qui: è il primo giorno di luglio che ormai volge al termine, le mie quattro ore settimanali di vitamina D sono già accumulate a prevenzione di Alzheimer, Parkinson e patologie cardiovascolari, perché – si sa – prevenire è meglio che curare, ma poi chissenefrega, come direbbe Vasco che su questo fa scuola e stasera ne avrà duecentotrentamila a lezione di vita.
E poi di recente hanno rivalutato anche il valore nutrizionale del fritto misto, per cui se ci scappa un piatto di calamari possiamo chiudere in bellezza il sabato senza pericolo di trombi.
Senti che bel vento
Non basta mai il tempo
Domani un altro giorno arriverà…

Post di: L. Battistella

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