LA MIA PRIMA ESPERIENZA SELF-PUBLISHING

retrogialloCOME PUBBLICARE E VENDERE UN LIBRO DA SOLI.

Self-publishing. Vi dice niente? Di solito genera commenti il fatto che in Italia vi siano quasi più autori che lettori (molto vero), o che l’aspirante scrittore abbia fatto il giro delle case editrici più importanti trovando le porte regolarmente chiuse (spesso vero), o – quando gli va bene – che abbia ricevuto una lettera dalla redazione che dice pressapoco così: “Abbiamo letto la sua opera, ci dispiace informarla che non risulta in linea con i nostri criteri di selezione” (vero anche questo), e via discorrendo.

Effettivamente, se vado a rileggere il mio romanzone storico nella sua prima versione e poi nella seconda (dopo il supporto di un editor vero, ma pagato di tasca mia), il risultato cambia. Beninteso: l’editor non riscrive proprio nulla della vostra opera e non apporta modifiche di suo pugno (a meno che non glielo chiediate, in questo caso è come assoldare un ghost-writer e allora non c’è più gusto…). La cosa importante che fa l’editor, invece, è spostare il vostro focus da “potenziale scrittore” a quello di “lettore critico”. Ed è una gran bella cosa. Chi scrive considera le proprie opere “pezzi ‘o core mio” – come figli insomma – pertanto non ne vedrà i difetti neppure sotto la lente d’ingrandimento. «Ogni scarrafone è bello a mamma ‘sò» cantava Pino Daniele. Infatti è così.

Devo dire che “il romanzone” di quattrocento pagine è stato scartato dalle tre case editrici che avevo scelto per sottoporlo a lettura, la motivazione è stata quella sopra, con l’aggiunta che “trattasi di argomento poco commerciabile”, io stessa lo trovo aulico e pesante anche dopo la terza riscrittura. Ora, dopo circa dieci anni, penso che lo ribalterò completamente: ne farò una raccolta di storie popolane dal dopoguerra fino agli anni ottanta, con la presenza settecentesca di un Mystery-Man che risorge da un sepolcro. Tutte cose che sono realmente accadute in famiglia che io ho semplicemente raccolto. Ma torniamo a noi: stavamo parlando di self-publishing.

Negli ultimi tempi è avvenuto un cambiamento sostanziale, che è questo. Una volta definita l’intenzione di produrre l’opera in proprio non è più necessario procedere alla stampa di grandi numeri (spesso centinaia di copie) che l’autore di turno si deve impegnare a vendere, con la speranza di recuperare almeno le spese. Quelli sono stati anni di vacche grasse per gli  stampatori, proiettati verso un puro interesse economico. Stampatori, infatti, non editori. Gli editori verificano bene le potenzialità di vendita prima di firmare contratti, perché le spese di stampa se le accollano praticamente tutte. Ecco la differenza!

Cos’è accaduto nel frattempo? È arrivata mamma web, con le sue ramificazioni cosmopolite, i siti, i blog, i social… che in breve tempo ha catturato quella fetta di mercato interessata all’autopubblicazione. Vediamo di cosa si tratta.

L’editoria tradizionale ha svolto per anni l’attività di selezionare, secondo i propri criteri, gli autori meritevoli di essere portati avanti. Con il self publishing questa responsabilità viene spostata direttamente sul lettore finale: sarà lui a determinare il successo o il flop del prodotto editoriale. Il self-publishing rappresenta fondalmentalmente la libertà di raccontare e di esprimersi, (mi ricorda un po’ la politica adottata dai M5S). Insomma: sono cambiate le carte in tavola. È un bene? È un male? Uhmm… chi lo sa. Il mondo è in costante cambiamento, molti “mestieri” che fino a qualche anno fa sembravano consolidati sono completamente spariti nel nulla, sostituiti da altri più dinamici e flessibili. Come spesso accade in questo mondo, per sopravvivere è necessario non remare contro il naturale evolversi delle cose, ma cercare l’opportunità più vicina da cogliere al volo. È la regola che già ci governa con la termodinamica.

In che forma il self-publishing è diverso dall’editoria a pagamento? Sono due mondi differenti: nell’editoria a pagamento l’autore è obbligato a comprare un quantitativo prestabilito di copie e cede i propri diritti in cambio di una vendita (minima) del suo libro. Non ha neppure modo di controllare le vendite in tempo reale o la distribuzione, e la promozione è quasi sempre a suo carico. Dovrà provvedere da solo a distribuire le copie acquistate, e per far questo ci vuole una competenza che pochi hanno.

Nel self-publishing la situazione si ribalta: l’autore non cede l’esclusiva del suo lavoro, ha un tempo di distribuzione quasi immediato e costi praticamente nulli. Facciamo un esempio: una volta entrato nel circuito di distribuzione (nazionale o mondiale, a scelta), ogni libro cartaceo sarà stampato on-demand, quindi solo nel momento in cui parte l’ordine di un cliente, anche per una copia unica. Si risparmiano così i costi di magazzino e i ricavi sono chiari, in genere si riceve il 20% per ogni copia cartacea e il 50% su ogni eBook. (In questo sito di Roberto Tartaglia ci sono alcune tabelle indicative). Anche rispetto a ciò che rilascia un editore tradizionale (circa l’8-10%) il guadagno è comunque vantaggioso. Fondamentale è l’assegnazione del codice ISBN, necessario perché il libro possa essere inserito nei circuiti di vendita internazionale e questo, nel self-publishing, si può ottenere gratuitamente (quando ci si arrangia a realizzare autonomamente l’impaginazione corretta) oppure pagando poche decine di euro, (in questo caso, chi ne sente la necessità, può avvalersi di alcuni servizi molto vantaggiosi). Per allargare ulteriormente il focus, propongo la lettura di questo articolo di Gino Roncaglia dal titolo: “Il self publishing serve davvero?”

Alla fine, il proprio lavoro viene inserito nel circuito di vendita internazionale accanto ai grandi nomi della letteratura. Come andrà? Se c’è del talento bene, magari scopriremo il nostro libro tra le mani di una sconosciuta in una spiaggia esotica… In caso contrario c’è la soddisfazione di aver fatto un’esperienza nuova e interessante, e anche divertente. Un po’ come iscriversi al mercatino della domenica e vendere le collanine di perle fatte in casa.

PS: Vorrei sdoganare la visione negativa di queste nuove forme di editoria. La mia esperienza è stata buona: cercavo un canale semplice e gestibile e l’ho trovato in YouCanPrint, una piattaforma completa, intuitiva, ricca d’informazioni con una rete di vendita accessibile ovunque. Il libro che ho pubblicato da pochi giorni si intitola “Fuori Sembrava Meglio” è una raccolta di otto racconti piuttosto satirici e dalla lettura veloce. Il fatto di avere competenze nell’impaginazione mi ha semplificato le cose, ma – ripeto – YouCanPrint mette a disposizione molti eccellenti servizi professionali, a costi contenuti. Personalmente ho voluto fare una prova in assoluta autonomia, senza la presenza di un editor e senza usufruire dei servizi di supporto (editing, impaginazione, grafica di copertina, promozione), quindi, se doveste trovare refusi vi prego di segnalarmelo. Da questa esperienza non mi aspetto fantasiosi red-carpet, penso sia importante seguire i propri sogni, ancor più che realizzarli, tanto ci penseranno i lettori a smontarti pezzo a pezzo, se è il caso… Chi volesse verificare il risultato di questa esperienza, segua questo link→ la distribuzione del mio primo libro: Qui. Si sa che le critiche aiutano a migliorare, quindi i vostri commenti sono graditissimi, potrete aggiungerli nello spazio dedicato alle recensioni. Se con la lettura del mio libretto vi sarete divertiti o avrete pensato a cose nuove, ancora meglio! ♥ Grazie! Grazie! Grazie!

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