La Camargue di casa nostra

LA CONA WETLAND CENTRE

In questi giorni di primavera mi viene una gran voglia di mare: salsedine, risacca, sabbia nelle scarpe, sole sulla faccia. Non è ancora tempo di vacanze, tra l’altro gli impegni che si accavallano non lo permetterebbero, ma qualche ora nel fine settimana si può ritagliare e vale doppio.

Mi piacciono molto i posti nascosti e meno frequentati, tipo: sarebbe bello schioccare le dita e trovarsi in Camargue – e qui le cose si complicano – ma non più di tanto. Abbiamo gioiellini di uguale bellezza a poca distanza da casa.

C’è una riserva naturale regionale, proprio dove l’Isonzo si separa con il canale Quarantia, che forma l’isola della Cona: siamo nel punto più settentrionale del Mar Mediterraneo. Intorno ci sono paludi e isolotti sabbiosi frequentati da numerosi uccelli migratori (tra i quali il falco della Regina e l’Aquila di mare) che si possono ammirare fermandosi nelle varie torrette su palafitte di legno utili per l’osservazione naturalistica. Ma anche caprioli, cinghiali, puzzole, gatti selvatici…

L’isola della Cona è attrezzata con un Centro Visite, un museo, un bar, un piccolo ristorante e alcune stanze B&B al piano superiore. Da qui è possibile incamminarsi per fare belle escursioni a piedi o in bicicletta seguendo l’anello corto di circa 45 minuti o il sentiero più lungo. Una pista ciclabile corre sull’argine e permette di ammirare dall’alto la Riserva.

Camminare nel fitto Boschetto degli Ontani è una esperienza piuttosto fiabesca, così come addentrarsi lungo le Barene, quelle aree coperte di bassa vegetazione che sono sommerse solo durante le (rare) alte maree.

Bellissimi sono i cavalli Camargue provenienti dalla foce del Rodano che si muovono liberi nelle zone acquitrinose della riserva e che si possono incrociare lungo i percorsi. Un piccolo gruppo di questi cavalli viene invece riservato per le escursioni legate alle visite della riserva.

Cosa dire di questo posto?

Selvaggio quanto basta per farti credere di essere lontanissimo dal mondo abitato.

Il camminamento più lungo che arriva fino a Punta Spigolo è meglio non affrontarlo a cuor leggero, per due motivi: è un percorso sempre uguale e stretto (tre ore di cammino A/R) che ti accompagna con una visione fissa sulle marinette salate da una parte e sull’acqua dolce dell’Isonzo dall’altra. Nel mezzo c’è il sentiero battuto dai cavalli (da schivare nel caso di incontro 🙂 ). È un tratto abbastanza accidentato con un paesaggio fisso che ha l’effetto di una campana tibetana – anche se allietato dai cespugli di mirto e more selvatiche – ed è decisamente mistico. Indicato per riflessioni lunghe e solitarie, per intensi osservatori della fauna, ma non molto adatto per i bambini piccoli poiché il percorso si ferma poi bruscamente sul nulla, a parte alcuni vecchi casotti di pescatori, quindi se non siete molto amanti delle camminate potete anche fermarvi prima: l’osservazione migliore si ottiene già nel tratto iniziale.

Tutto il resto (sentiero ad anello, pista ciclabile, punti schermati di osservazione, maneggio e attività equestri, punto di noleggio per canoa, biciclette e binocoli, boschetti, prati aperti, B&B, musei e punto di ristoro) sono invece facilmente fruibili per le famiglie, le coppie di ogni età, i gruppi di amici.

Si possono anche organizzare feste di compleanno, la Riserva è molto vicina a Grado e alle sue spiagge e questo permette di godere di fine-settimana alternativi. Da marzo a ottobre è aperta dalle 9.00 fino al tramonto, il giorno di chiusura è il Giovedì.

 

Per informazioni www.riservafoceisonzo.it – e-mail: inforogos@gmail.com – Tel: 3334056800

Testi e immagini: L. Battistella

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