LA BELLEZZA CHE CURA

«Mi sento bruttissima!»

Ha detto ieri mia mamma (77 anni).

Sorridendo le ho chiesto: «Facciamo un lifting?»
Risposta clamorosa: «Quasi quasi…»
Incredibile. Mia mamma è stata sposata tutta la vita con mio papà – bellissimo, affascinante e con un karma tormentato – eppure in tanti anni non l’ho mai vista truccarsi o abbigliarsi per apparire più carina. La domenica, fino a mezzogiorno, trafficava per le stanze con una vestagliaccia bordeaux: le maniche arrotolate alla buona e i capelli corti scomposti. L’avrei pettinata e riordinata – e glielo dicevo – ma lei sorrideva e alzava le spalle, nella sua “semplicità” sembrava starci perfettamente. Frugalità essenziale dietro un’intelligenza notevole ma inconsapevole, ecco i suoi punti di forza. La credevo indifferente alle minuzie superficiali e vanesie. Eppure, ora scopro questo punto di insoddisfazione tardiva.

Nell’ultimo decennio si è sviluppata un’idea più democratica di bellezza nella quale sembrano trovare posto anche le imperfezioni e i difetti: “non è bello ciò che è bello…” ecc. ecc. Eppure (secchiata d’acqua fredda ) la bellezza oggettiva esiste, resiste e attrae tutti. (Non dura quasi niente però, e questo porta un po’ di equità sociale).

MA cos’è ‘sta bellezza naturale cui tutti sembrano aspirare?
Mi sono fatta un’opinione personale.

C’è un post che gira su FB e dice: ‟Tutto è difficile a questo mondo, salvo ingrassare”.
Forse non vale per ognuno di noi, ma sicuramente è difficile che la manicure duri più di una settimana, le pellicine sopra le unghie crescono a tutti e i peli “fuori posto” anche, i capelli si ungono ogni due giorni finché imbiancano, le rughe cominciano prima dei 30 anni (sì, la produzione di antiossidanti si inverte a 20 anni e ciao!) E il sudore? Prova a non lavarti e farai concorrenza a una capra. Bella la naturalità, dicono alcuni, siamo solo disabituati a sentirla. Ah sì? Allora com’è che i sacerdoti babilonesi nel 2000 A.C. hanno inventato i profumi? (I sacerdoti, non le meretrici…) Perché la bellezza non è inattaccabile: tutto si scassa, deteriora, perde pezzi.

Insomma, la natura fa il suo corso, ma a noi non piace molto.
Perché, visto che ne facciamo parte?

Sento già molte voci darmi contro, ma poi nei fatti siamo tutti uguali: istintivamente si preferisce il “belloe solo dopo (ma dopo), quello che “fa bene”. Nel nostro sistema libico bello=buono=sano. Non ci credete ancora? Beh, come dicono i toscani: “C’ho le prove!”

♥ Prova n. 1
IL PUPO E IL BISCOTTO
Mettete un bambino di un anno davanti a un piatto con due biscotti: uno rotto e uno intero. Quale pensate prenderà? Fate la prova.

 

 

♥ Prova n. 2
I PASTICCINI PER LA FESTA
Chiedete al pasticciere un vassoio di dolcetti da regalare e poi osservate la vostra reazione quando ve ne inserisce uno schiacciato e con la ciliegina penzolante. (È meno buono? No.)

 

♥ Prova n. 3
L’ATTRAZIONE
Si chiama “Sezione Aurea” – è la Proporzione Divina – ce l’abbiamo tutti nel DNA, non soltanto i diplomati all’accademia di Belle Arti e – pensa un po’ – è matematica. Numeri di Fibonacci.
È quella cosa che fissa la tua attenzione davanti a una situazione regolare e armonica (una faccia, un corpo, un suono, un dipinto, un’architettura, un fiore, un paesaggio al tramonto) cancellando il resto. Mi piace osservare le reazioni involontarie a questo fenomeno.

ESEMPIO:
L’altro giorno ho cliccato il video giornaliero di un personaggio-social che mi sta simpatico: Marco Montemagno detto “Monty”. Pubblicava il revival di un suo vecchio intervento in tivù con Lilli Gruber. L’intento era quello di portare l’attenzione dei followers su un’intervista che ora lo “consacra” pioniere della rete web, ma quello che invece ha ottenuto dal pubblico social di oggi è l’interesse verso il suo ex-scalpo (ora è calvo e sta benissimo) e verso la sua ex-malocclusione dentale (ora ha un sorriso da schianto). L’intervista era coinvolgente, ma l’attenzione delle persone (e i relativi commenti al video) è stata calamitata dall’attuale “miglioramento estetico”  (più vecchio ma più bello/sicuro/armonico/vincente) e distolta dal succo del discorso.
Lui si è un po’ seccato, ma secondo la “proporzione divina” la reazione del pubblico era prevedibile: la sezione aurea attira come il miele. Quindi partita chiusa per chi è meno affascinante o non vuole/non può permettersi il ritocchino? Non direi.

SIAMO FELICI PERCHE SIAMO BELLI,
O SIAMO BELLI PERCHE SIAMO FELICI?

Mi chiedevo mentre ero stesa sul divano con questa benedetta maschera sulla faccia, (il risultato del Test/Mask lo trovi QUI).
Alla fine mi sono data una risposta, ed è questa.
1- La cura estetica che da i risultati migliori è la soddisfazione.
2- La cura psicoterapeutica più efficace è l’appagamento.
E per avallare questa teoria basta che io guardi le foto scattate nei momenti in cui mi sono sentita più realizzata, contenta, appagata. Gli occhi ridono da soli e la pelle è al top, senza bisogno di creme, sieri o trucchi. Se mi sento giù non c’è maschera che tenga. Però, però…

La bellezza che cura

A dire il vero basta un’influenza a farti sembrare uno straccio. La malattia – qualunque essa sia – fisica o psicologica, lascia segni e impatta in maniera negativa sulle relazioni e anche sul modo di affrontare le cure. La persona che sta per iniziare una terapia con antidepressivi chiede per primo: «Fa ingrassare?» Uno degli effetti collaterali più temuti delle cure chemioterapiche è la perdita di capelli, e negli interventi la perdita del seno pesa doppiamente, è come una perdita di identità.

AGGIUNGI BELLEZZA IN ONCOLOGIA E PSICHIATRIA

Già da alcuni anni l’importanza dell’apparire viene messa in luce con tutta la sua sostanza. Come si diceva prima bello=buono=sano è una associazione arcaica, non si tratta di vanità.
La cura di se stessi è un un rito positivo che parte dall’antichità, la cui perdita – tornando a mia mamma – produce l’effetto contrario, quando non sentirsi bene nella propria pelle può abbassare decisamente le endorfine. Allora un semplice tocco di colore sul pallore del viso aiuta a portare normalità in un momento della vita in cui tutto appare fuori dal normale.
Il nostro aspetto parla di noi, cosa siamo e cosa vorremmo essere. È abbastanza discutibile (a mio sindacabile giudizio) prendere alla leggera l’argomento. Si truccano gli aborigeni australiani, si agghindano gli Himba, lo faceva Nefertiti e oggi si tatuano quasi tutti, l’estetica è questione antica e culturale, non diamo per scontato che il pubblico che affolla gli eventi di filosofia e letteratura sia così lontano da quello che entra in profumeria. È sempre una ricerca di armonia.
Lavorando a stretto contatto con utenti psichiatrici, la cosa più bella che mi accade è vedere un sorriso davanti alla trasformazione. Un colore arancione steso sulla tela o uno smalto azzurro sulle unghie, a volte anche una semplice manicure, una acconciatura nuova, aprono nuovi orizzonti di fiducia. La bellezza è ricerca di vita. Ecco perché non dirò mai a una amica: Ti vedo stanca oggi, ma troverò subito un complimento per il suo lato più bello.

Grazie per avermi letto fin qui.♥

PH Credits: A parte la mia faccia, le immagini sono di: L’Est Républicain, fotolia, VKUSì, giallozafferano. – (Altre fonti non identificate).

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