IL CIBO CHE CURA L’ANIMA

sassyhongkong+Certe discussioni sul cibo perlopiù mi esasperano.
Precisamente: la concezione che l’amore (o il mancato amore) per se stessi sia alla base di tutti i disturbi alimentari patologici o meno. Le compensazioni alimentari. Le giustificazioni e i sensi di colpa. La parte emozionale.
Tutte queste cose che ho vissuto, essendo stata anoressica e tuttora intollerante, mi infastidiscono.

Soprattutto mi infastidisce il gran parlare di chi intravede la gallina dalle uova d’oro che fa vendere libri e cure miracolose. Intendo quelle argomentazioni come: “visualizzare la storia di ciò che mangi”, “entrare in sintonia col cibo” e tutti quei sofismi induttivi senza ritorno. Sono cose che già si conoscono per buonsenso.
Comunque dal mio punto di vista il cibo è chimica, una cosa mi serve (o mi piace), l’altra meno.

Detto questo, siamo nel XXI secolo. Siamo più o meno fortunati. Il ricordo dei sapori è più spesso associato a momenti sereni, conviviali e familiari. E come pura chimica, il cibo provoca euforia e appagamento. L’appagamento si lega in un secondo momento alle sensazioni e ai ricordi: alle lasagne della nonna, ai tortellini della domenica e… ognuno si tenga il suo. Ma non scaturiscono necessariamente da questo.
Per esempio: nella mia famiglia di origine non si è mai fatto uso di spezie, né io sono stata una gran sostenitrice di brodi e consommè. Fatto sta che l’altra sera mi è venuto un capriccio di brodo di gallina, chissà perché. Probabilmente per un raffreddore fastidioso.

L’ho fatto seguendo l’istinto, niente che avesse a che fare con le ricette tramandate delle nonne… Quindi è andata così: dentro l’acqua insieme alla gallina ci sono entrati zenzero, olio di avocado e curcuma, ma anche delle erbe aromatiche che si userebbero più per gli arrosti che per i brodi: salvia, timo, rosmarino e chiodi di garofano, oltre al classico alloro, carota e sedano. Di cipolla solo un sospiro, vista l’intolleranza.
Due ore di cottura lenta e il risultato è stato sorprendente. Ancora più inspiegabile considerando che l’ho abbinato a un Prosecco straordinario, e chi l’avrebbe mai supposto: brodo e prosecco? Però sto ricordando d’un tratto che il bisnonno veneziano li mescolava addirittura nel piatto… forse non ho scoperto nulla.
Il malessere inquieto e convulso e la tristezza autunnale si sono levati in volo, magicamente, cucchiaio dopo cucchiaio: acqua, proteine, vitamine, sali minerali, fermentazione alcolica e combustione di Butano. Et voilà, il risultato della miscela chimica è un brodo per l’anima.

Commenti

commenti

Lascia un commento