Un anno davvero FICO

Volevo chiudere il 2017 e iniziare il 2018 all’insegna dell’ottimismo

E siccome abbiamo quasi scordato che la natura è matrigna più degli umani, dare un po’ di riscatto alle cose fondamentali della vita mi è sembrata la cosa più bella.

Diecimila anni di progresso hanno fatto dimenticare le insidie e il percorso durissimo che è stato fatto per garantirci ogni giorno la sopravvivenza: il latte nel frigo, la pasta, la verdura e tutto quello che ci mantiene vivi quando entriamo in un negozio. Nonostante la diffidenza che circola ogni giorno verso il prossimo (politica, lavoro, istituzioni, anche nei rapporti più stretti) se sopravviviamo alle intemperie, alla fame, alle malattie è “grazie al prossimo”, e non “a dispetto del prossimo”. È tutta opera di mani che lavorano, ma soprattutto di menti che pensano.
Questo destreggiarsi tra le insidie è ben piantato nei cromosomi italiani. Perciò, nonostante qualcuno decida di andare via, altri si impegnano a cambiare le cose per creare nuove opportunità, laddove non ce ne sono.

Per questo ho iniziato l’anno con FICO. Basta leggere la citazione sulle mele, stampata sopra il portone d’ingresso, per capire di che numeri si parla.
In Francia costruiscono un monumento su due formaggi.
In Australia importano vitigni dall’Europa e vendono il vino che producono a peso d’oro. E noi?
“L’italian sounding” contraffatto vale oro, il doppio del valore dei prodotti italiani veri: 60 miliardi di euro. L’agroalimentare italiano è così eccellente che all’estero si inventano pessime imitazioni e ci registrano anche i marchi: il Parmesan è ovunque nel mondo, ma anche il Regianito argentino, il Parmesano in Sudamerica, il Parmeson cinese, il Parma salami in Messico, il Parmesao in Brasile, il “Parmesan perfect italiano” in Australia… e solo per citare un nome!

A favore “dell’unico originale, autentico, garantito” è stata inaugurata qualche settimana fa la Fabbrica Italiana Contadina – FICO – che intende difendere il più alto tasso di biodiversità al mondo: il nostro. FICO è il più grande parco agroalimentare che si conosca: 100.000 mq di esposizione, dai campi alle fabbriche, dal ristoro, al mercato, alle botteghe.
Questo è un primo passo verso la tutela dell’originalità italiana, quella che il mondo ricerca, ammira e imita (male), una bellezza fatta e costruita dagli italiani, gli stessi che sono troppo autocritici verso sé stessi e che si lasciano bistrattare proprio da chi, prima o poi, desidera quella bellezza e la vorrebbe a due euro.

Mi auguro sinceramente che la comunicazione rispetti (finalmente) la sapienza alimentare italiana, in modo che risulti a prima vista un FALSO chi dichiara in etichetta “Extraordinary italian taste” “Italian macaroni” “Pepperoni pizza” “Cappellini milaneza” “Pompeian olive oil” “Asiago cheese” “Caffè Trieste Italian Roast Espresso” e altre assurdità del genere. Un prodotto autentico si distingue anche dalla propria cultura territoriale, (si è mai visto il nome di un prodotto francese scritto in inglese?) Se l’etichetta è in inglese il prodotto non è italiano, piuttosto scriviamola in latino…

Gli auguri migliori a FICO: che a partire dal 2018 cambi, cresca e si espanda la voglia di credere in questo nostro bellissimo e inimitabile Paese.

2 ettari di campi e stalle all’aperto • 8 ettari con 40 fabbriche contadine • oltre 45 punti ristoro, botteghe, mercati • 6 aule didattiche • 6 giostre educative • 4 università • cinema e teatro

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