anche le cose hanno il loro ciclo, come gli esseri viventi.

LASCIA ANDARE…



L’ILLUSIONE DEL RECUPERO. 
Questo profondo attaccamento al recupero io non lo comprendo. 
Un abito vecchio che diventa camicia. 
Un telone di plastica che diventa borsa. 
Una bottiglia che diventa paralume… 

Le cose nuove profumano e sono gioiose 

Secondo me anche le cose hanno il loro ciclo, come gli esseri viventi. Non è che quando sei vecchio ti ricompongono in un modo diverso e diventi un canguro. 
Muori – semplicemente muori – ti decomponi e ti dissolvi. Dopo centinaia d’anni – forse migliaia – sarai qualcosa d’altro. Una foglia. Un insetto. Un sasso. 
Anche per gli oggetti io la penso così. E’ finito il tuo ciclo, ti sono grato di avermi accompagnato fin qui e ora ti lascio andare. Ti dissolverai e tornerai ad essere chimica. Magari dopo una bella raccolta differenziata. Le cose nuove profumano e sono gioiose come un neonato in famiglia. Portano sorprese e un lungo cammino da fare insieme. Le cose nuove hanno processi lunghi alle spalle e lavoro per molti. L’universo non rimette più in sesto ciò che è vecchio, non ha sentimenti di pietas. Ogni passaggio regolato dalla Termodinamica corre attraverso una esponenziale entropia per trasformarsi in qualcosa di assolutamente diverso.
Recuperare ciò che ha già avuto la sua storia è solo un lifting mal riuscito. Lasciamo andare… non lo sentite il vento leggero e struggente della partenza verso quello che non si conosce ancora?
Ha il suono soave di un canto. Lasciamolo andare…

Ogni tanto mi vengono delle pensate, non so dire se lampanti o stupidissime, comunque mi vengono

Stamattina, mentre scendevo le scale ingombra di sacchi di carta, vetro, plastica, lattine mi ripetevo:

Se carta e plastica sono materiali che io pago insieme al prodotto che acquisto (se poi la confezione è in carta goffrata su entrambi i lati, in pura cellulosa ECF, Bianco o Avorio, Vergata, Acquarello, Rustik, Scrapbooking, spessa 300gsm… sono già 20 euro/mq), e una volta scartato il prodotto io uso il mio tempo per separare carta, plastica, metallo e conferire i vari materiali nei luoghi appositi, perché dovrei pagare l’azienda comunale che se li porterà via per rivenderli alle imprese che poi li rimetteranno sul mercato?

Moltiplichiamo il lavoro di separazione dei materiali per cinquantamila cittadini, (anche solo dieci minuti al giorno: provate a suddividere certi eco-imballi a doppio strato dai biscotti o della pasta, a sradicare i tappi di plastica incollati ai tetrapack di succhi, latte, sughi di pomodoro, pressare le bottiglie vuote,appiattire scatole e cartoni, trasferire olii di cottura in altri recipienti e svuotarli nelle campane apposite, togliere finestrelle plasticate dalle buste di carta…) sono 750.000 minuti che fanno 12.500 ore di “lavoro” totali, 5 ore al mese a persona, cioè 60 ore all’anno. Questo tempo quotidiano “risparmiato” dal comune che raccoglie il materiale viene “guadagnato” dallo stesso nella vendita della plastica, carta ecc. 
D’accordo, a causa dei cittadini distratti e poco volenterosi c’è sempre del lavoro supplementare di rifinitura che va a carico del comune, i cittadini virtuosi però si trovano a pagare doppio: in ore proprie impiegate nel conferimento e in tasse di smaltimento e quindi… non sono molto soddisfatti. 

Proporrei una soluzione diversa e più motivante

Un metodo di raccolta “controllato” per carta, plastica, vetro e metalli, dove il cittadino virtuoso possa conferire la propria differenziata già separata alla perfezione. Al cittadino virtuoso andrebbero azzerate le tasse riguardanti i rifiuti solidi industrializzabili, oppure andrebbe gratificato con un compenso per quel materiale riutilizzabile che ha già precedentemente pagato con l’acquisto (e gli appartiene). Come succedeva anni fa, quando l’omino passava col carretto e pagava alle famiglie il ferro e il rame inutilizzato un tanto al chilo.

Chissà se questa mia idea è una proposta balzana oppure ha un fondo di serietà? 

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